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Orlando a JOB&Orienta: "Il futuro è verde e digitale. Sviluppiamo le competenze dei giovani e ragioniamo sulle forme contrattuali"

JOB&Orienta 27.nov.2021
Orlando a JOB&Orienta: "Il futuro è verde e digitale. Investiamo sulla formazione dei giovani e ragioniamo sulle forme contrattuali"
L'intervento del Ministro si concentra su come una società in crescita debba valorizzare il ruolo della formazione nelle politiche del lavoro
Intervento del Ministro

L'ultimo giorno dell'edizione 2021 di JOB&Orienta vede la partecipazione di Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, che è intervenuto con un contributo video per parlare di sinergie strategiche tra le politiche del lavoro e quelle della formazione.

L'occasione è il Grande Evento conclusivo della manifestazione, nel quale il Ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi si è confrontato con le Regioni, attraverso i loro Assessori, in tema di PNRR e sviluppo sostenibile.

"Il futuro è verde e digitale", ha esordito Orlando, spiegando che è il momento di decidere quale indirizzo gli vada dato.
Per costruire una società diversa, in cui i giovani possano essere protagonisti, occorre investire con decisione sulla formazione per lo sviluppo di nuove competenze e di una diffusa cultura digitale.

Secondo i dati Eurostat, infatti, la quota di ragazzi tra i 16 e 19 anni che padroneggia gli strumenti digitali è più bassa della media dell'Unione Europea, e questo li rende meno competitivi sul mercato del lavoro, e più in difficoltà nella ricerca di una cittadinanza anch'essa digitale.

Formare i giovani in questo campo sarà fondamentale per la crescita economica dei prossimi anni, e in questa direzione va l'impegno del Governo: sviluppare le competenze digitali e attivare processi di riconoscimento delle competenze e di adeguamento dei curriculum, favorendo l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

"Con il Progetto GOL" spiega Orlando "Ci siamo posti assieme alle Regioni l'ambizioso obiettivo di investire 4,4 miliardi di euro rivolgendoci a una platea di 3 milioni di persone entro il 2025, proprio con la finalità del rafforzamento delle competenze digitali, che dovranno riguardare il 40% degli interventi formativi. Puntiamo all'integrazione delle politiche attive con quelle di formazione, e a servizi inquadrati a livello territoriale per rispondere in maniera più incisiva ed efficiente al miglioramento dell'incrocio fra domanda e offerta di lavoro. Sarà necessario uno sforzo comune, un'unità di intenti tra tutti gli attori".

I giovani sono dunque la vera risorsa per il futuro del Paese, e il fatto che la pandemia abbia costretto all'aumento del debito pubblico, un impegno a cui saranno chiamate a rispondere proprio le nuove generazioni, significa dover stringere un patto con loro: fare in modo che tutte le risorse possibili siano orientate ad agevolare la loro emancipazione, il loro riscatto e la loro crescita, anche garantendo strumenti formativi migliori e il cambiamento del mercato del lavoro.

"In questi anni abbiamo messo al centro della ricerca di competitività nuovi strumenti contrattuali, abbiamo reso il lavoro più flessibile, ma anche più precario. Oggi è matura una riflessione: se pensiamo che il miglioramento delle competenze dei lavoratori debba essere al centro delle politiche, dobbiamo chiederci se le forme contrattuali esistenti, così articolate, così in molti casi orientate alla precarietà, siano effettivamente compatibili con questo tipo di investimenti. Questa è una domanda non retorica alla quale dovremmo dare una risposta non ideologica. Se oggi si investe su un lavoratore si fa una scommessa a lungo termine, e come può essere compatibile questa scommessa con scelte che dal punto di vista contrattuale spingono verso il breve termine?"

Per investire serve in definitiva avere un respiro lungo, la capacità di dare certezza e continuità ai giovani. Occorre ridefinire un nuovo apprendistato, che resta la misura di contratto principe per l'ingresso nel mondo del lavoro, ma che oggi deve fare i conti anche con la necessità costante di aggiornamento.

Il Ministro Bianchi ha subito commentato le parole del collega.
"Stiamo ragionando su una ripresa che non può essere solo congiunturale: deve essere un intero ridisegno del posizionamento del Paese a livello internazionale in un momento di grande incertezza. Dobbiamo ragionare sul lungo periodo. Siamo abituati a pensare alle politiche della scuola come politiche di settore, ma sono invece politiche strutturali, e in particolare industriali. E le politiche industriali riguardano le persone."

Bianchi concorda che il problema contrattuale sia fondamentale, perché questo "spezzettamento" ha accorciato anche la visuale delle imprese, che per loro natura, lavorando sulla qualità, hanno bisogno di tempo. La funzionale interazione tra formazione e lavoro non può essere affidata alla casualità: serve continuità di lavoro, di studio e di relazione che parte anche dalla scuola.

"Quando tutti parlano della Germania hanno in mente il sistema duale, questo sistema di continua interazione che però si proietta ben oltre l'epoca scolare. Dobbiamo ragionare anche sulla scuola degli adulti, sulla capacità di accompagnare i processi di trasformazione delle imprese con processi continui di trasformazione non solo della loro forza lavoro, ma di tutte le persone che possono arricchire con il loro lavoro questo paese."

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